Racconti di Sherazade


Santi, miti e leggende

Massawa, 1993-2000

Il vestito nero diBaba Yaga

Maurizio FRULLANI

I lavori di Maurizio FRULLANI si caratterizzano per essere quasi sempre dei ritratti e sono il risultato del suo contatto con le persone con le quali interagisce, spesso popolazioni residenti nei paesi d'Africa e Asia da lui visitati.

La dignità delle persone ritratte è sempre garantita nelle sue fotografie, anche quando le condizioni di estrema povertà renderebbero più immediato un approccio di tipo agiografico.

Vanno anche ricordate alcune sue pubblicazioni sia sugli artisti ed intellettuali friulani e giuliani, sia su personaggi della cultura contadina della sua terra.

Maurizio Frullani
Via Redipuglia, n. 62
I-34077 Ronchi dei Legionari (GO) - Italia
+39 481 779353

 

SCENA E MESSA IN SCENA

SANTI, MITI E LEGGENDE

GUIDO CECERE

La parte più recente della produzione artistica di Maurizio Frullani, quella che copre gli ultimi due anni di lavoro, si lega alla precedente ed allo stesso tempo si differenzia nettamente. Ci colpiscono subito l’impatto del grande formato e le tematiche scelte. Qui veramente la messa in scena esplode alla grande. Va subito chiarito un concetto, però, a evitare che si pensi che Frullani cavalchi la moda, ormai imperante in gallerie, fiere e mostre di fotografia contemporanea, che "grande è bello". Non si tratta di essere à la page o di voler scioccare il pubblico, ma è invece la necessità di dare il giusto respiro a composizioni spesso di grande complessità, e di comunicare proprio quella prepotente dimensione teatrale che sottende a tutta quest’ultima ricerca. È inoltre utile sapere che questa produzione più recente è stata realizzata con macchine a banco ottico di formato dal 10x12 al 20x25.

Questo si traduce in una modalità operativa completamente diversa dalla fotografia veloce a mano libera. Tutto è necessariamente (ma volutamente) più lento e complicato, prezzo da pagare per ottenere in cambio molta più qualità ottico-visiva nella stampa finale, ma anche maggior controllo della composizione in fase di ripresa. Il fotografo riesce a "organizzare" gli attori, che sono chiamati a una totale partecipazione, nello spazio e sul vetro smerigliato, con molta più precisione sia per un fatto fisico, che per un atteggiamento mentale che è sostanzialmente diverso. Frullani diventa costumista e regista di rappresentazioni mitologiche, religiose e leggendarie ambientate in una luce solare abilmente ovattata, che dalla tonalità seppia scuro traggono ricchezza e preziosità. La scena questa volta è dichiaratamente astratta, anzi alle volte bizzarra o surreale come quando l’autore si diverte con sorprendenti spiazzamenti: le Valchirie cavalcano insolite e improbabili biciclette, san Sebastiano, trafitto dalle frecce, non si appoggia a un tronco o a una colonna, ma riposa senza dolore sulla poltrona di un dentista. Frullani gioca in qualche modo con la mitologia e con la storia, ma l’atmosfera che si respira non è poi così leggera: non ci è concesso lo sguardo dei suoi protagonisti che hanno palpebre chiuse, ingessate dall’argilla così come altre parti del loro corpo.

Le figure, bloccate in un’inquietante rigidità statuaria, vestono garze e stracci senza alcun rimando stilistico o temporale così come i fondali su cui si stagliano, per cui si ha la sensazione che tutto accada e prenda forma in virtù di un grande lavoro di costruzione intellettuale, prima ancora che estetico. Il fervido potenziale immaginativo dell’artista si coniuga con la rielaborazione di esperienze di vita sedimentate nel tempo e si sintonizza sulle frequenze dell’arcaico e del mito. Il mondo parallelo dell’immaginazione mette automaticamente in moto i meccanismi dell’emozione e della suggestione che espandono, a loro volta, la carica poetica di un lavoro ricco e profondo.